A CHE ORA È LA FINE DELLA TRADUZIONE UMANA?

  • 25-gen-2018

A CHE ORA È LA FINE DELLA TRADUZIONE UMANA?

di Diego Cresceri

 

Sono passati circa dieci anni dalla prima volta che ho sentito parlare di machine translation. Ero con i miei ex colleghi e ricordo che, dopo la meraviglia iniziale, arrivò un certo scetticismo: si trattava di utilizzare un software per ottenere una prima bozza, e poi nel migliore dei casi rimettere insieme i pezzi – cosa che avrebbe richiesto un notevole intervento umano – e nel peggiore riscrivere tutto praticamente da zero.

Il cliente era un’azienda di software: una delle principali a livello mondiale, ma non ancora pronta per gestire dei progetti di localizzazione facendo uso della traduzione automatica. E neanche noi lo eravamo. Inoltre, i contenuti da localizzare non erano adatti per una resa ottimale della machine translation, non esisteva ancora un motore di traduzione automatica customizzato e le aspettative in termini di tempo e qualità erano decisamente troppo alte. E, naturalmente, non era prevista alcuna formazione. Ma riuscimmo comunque a consegnare 400K parole in poco più di un mese, fino ad allora probabilmente il progetto più grosso gestito in quel lasso di tempo.

Da allora la tecnologia ha fatto passi da gigante e, ad oggi, la machine translation neurale è in grado di produrre risultati notevoli su svariati argomenti e in numerose combinazioni linguistiche. I clienti finali hanno imparato a contribuire al miglioramento della traduzione lavorando sul testo di partenza, customizzando i propri motori di traduzione e fornendo ai post-editor il traning necessario per fornire la qualità desiderata. Ben lungi dall’essere destinata solo alle aziende IT, la machine translation è attualmente utilizzata da molti clienti nei settori più disparati, dall’automotive, all’hospitality, all’e-commerce, tanto per citarne alcuni.

Sebbene siano stati fatti grandi progressi, però, si avverte ancora una certa resistenza generale a considerare la machine translation un’opportunità piuttosto che una minaccia e molti sono ancora convinti che sia soltanto l’ennesima tattica delle grandi aziende per spremere le agenzie e, da ultimo, i traduttori che lavorano su quei progetti.
Con ciò non intendo certo dire che il taglio dei costi non sia una delle ragioni che hanno contribuito alla diffusione della machine translation, ma certamente non è l’unica e probabilmente non la principale. Ce ne sono almeno altre due:

 

Time-to-market

La velocità della machine translation varia in base a differenti fattori, tra cui la combinazione linguistica, le dimensioni del motore di traduzione e il formato del documento. In ogni caso – con motori in grado di tradurre fino a un miliardo di parole al giorno – è innegabile che sia più rapida della traduzione umana. Anche considerando pre-editing, training del motore di traduzione e post-editing, è comunque una velocità impressionante. Ecco perché le aziende che utilizzano la machine translation hanno un vantaggio competitivo maggiore in termini di time-to-market: sono in grado di produrre una maggiore quantità di contenuto localizzato in minor tempo.

 

Introduzione di nuovi tipi di contenuto

Il volume dei contenuti prodotti cresce ormai di anno in anno a ritmi elevatissimi. E mentre nascono testi sempre nuovi – inclusi brevetti, documentazione di assistenza post-vendita e contenuti generati dagli utenti – le aziende devono trovare un compromesso tra l’esigenza di localizzare enormi quantità di contenuti e le risorse limitate a loro disposizione. La machine translation diventa, spesso, il modo in cui le aziende possono permettersi di localizzare contenuti che senza di essa non sarebbero fruibili. Ecco perché, in molti casi, la machine translation non è un prodotto sostitutivo quanto un servizio completamente diverso, destinato a contenuti di tipo diverso.
Questo è un punto cruciale, per cui permettetemi di ripeterlo: in molti casi, la machine translation non è un prodotto sostitutivo quanto un servizio completamente diverso, destinato a contenuti di tipo diverso.

Tuttavia ogni giorno sento qualcuno che si lamenta sostenendo che la machine translation abbia rovinato il mercato e rubato il lavoro ai traduttori umani, contribuito ad abbassare le tariffe e, in generale, stia portando alla catastrofe. Ma la maggior parte delle volte il problema è che chi parla in questo modo non conosce veramente a fondo l’argomento.

Noi di Creative Words lavoriamo con machine translation e machine translation post-editing sin dal nostro primo giorno, nel 2016, e ad oggi questo servizio costituisce più della metà del nostro volume d’affari. Ecco perché stiamo continuando ad allargare il nostro team di post-editor e offriamo formazione continua sul post-editing anche ai traduttori che già lavorano con noi.

In questo periodo ci siamo anche accorti che, grazie all’assenza di barriere e pregiudizi, neolaureati e traduttori alle prime armi sono solitamente più disposti ad accettare lavori di machine translation post-editing. Ma non perché, come molti potrebbero insinuare, vogliano disperatamente accedere al mercato e siano disposti a lavorare a tariffe da fame. Al contrario, si tratta di professionisti abbastanza flessibili da rendersi conto che la machine translation può essere un’opportunità e che la tariffa di per sé non è l’unico parametro utile per valutare un’offerta di lavoro.
 

Quali vantaggi possono trarre i neofiti della traduzione a lavorare su un progetto di questo genere?

 

  • Può essere il loro primo vero lavoro

Sappiamo tutti quanto sia difficile iniziare. Quando ero in cerca del mio primo lavoro nel mondo della traduzione ho mandato centinaia di curriculum e ottenuto una sola risposta (che ovviamente non dimenticherò mai). Le agenzie spesso cercano professionisti con 3-5 anni di esperienza – in linea con le certificazioni del settore – rendendo di fatto la vita difficile ai neofiti, che in un contesto simile non riescono a crearsi una posizione. Un lavoro di machine translation post-editing può essere un’opportunità per i traduttori che non hanno ancora un bagaglio di esperienza spendibile sul mercato. Questo vale in particolar modo per progetti di light post-editing, che non richiedono enormi competenze e sono l’ideale per i neolaureati. Ovviamente un minimo di formazione sarà indispensabile, ma questi progetti sono una grande opportunità per muovere i primi passi sul mercato ed emettere le prime fatture. E, poiché una cosa tira l’altra, la collaborazione continuativa con un’agenzia può portare a gestire anche progetti di altro tipo: cosa che con i nostri traduttori accade praticamente tutti i giorni.

 

  • Li aiuta a entrare in contatto un nuovo servizio – sempre più richiesto

Sebbene machine translation e post-editing siano pratiche comuni nel mondo della localizzazione, sono poche le università – almeno in Italia – che le includono nel loro piano di studi. Da un recente sondaggio tra i follower della nostra pagina Facebook è emerso che circa il 67% del campione interpellato (giovani laureati da meno di due anni) non ne aveva mai sentito parlare prima di entrare in contatto con noi, e non avrebbe quindi potuto offrire questo servizio. Dal momento che l’offerta di lavori di post-editing è in costante aumento, ciò avrebbe rappresentato una sicura perdita di opportunità.

 

  • Permette loro di avvicinarsi ai CAT

Molto spesso gli aspiranti traduttori hanno solo una vaga idea di che cosa siano i CAT tool (strumenti di traduzione assistita, ndr) e di come possano essere utilizzati a supporto della propria attività quotidiana. Lo abbiamo già detto, c’è un grande gap tra il mondo accademico e il reale mondo del lavoro e  uno dei motivi è probabilmente l’alto costo delle licenze per la maggior parte dei CAT. Ma, d’altro canto, esistono moltissime alternative di CAT con licenza gratuita e tantissimi produttori di software pronti a collaborare con le università: per questo temo che il vero problema sia rappresentato dai programmi ministeriali fermi all’inizio degli anni 2000. La maggior parte degli studenti universitari riesce a imparare un CAT tool durante il suo corso di studi solo se ha la fortuna di incappare in un docente particolarmente ricco di iniziativa che decide, in piena autonomia, di inserire nel suo piano di studi alcune lezioni sulla traduzione assistita.

I CAT hanno quasi tutti un layout molto simile e le stesse funzioni di base (concordanza, terminologia ecc) per cui impararne uno gratuito è già un ottimo punto di partenza che non comporta alcun investimento iniziale.

 

  • Fornisce il primo vero approccio con un cliente nel mondo reale

Candidarsi per un lavoro, passare attraverso il processo di selezione, fare le domande giuste nel modo giusto, attenersi a istruzioni specifiche, ottenere dei feedback e rispondere senza reagire in maniera esagerata non sono cose facili quando si è agli inizi. E non si imparano all’università.

In Creative Words abbiamo deciso, come policy aziendale, di investire tempo e risorse a colmare questo gap facendo presente ai linguisti che collaborano con noi come migliorare le proprie candidature, affrontare un test di traduzione o sviluppare le proprie competenze comunicative. E ovviamente forniamo feedback costanti sul loro lavoro, in modo che possano migliorare il proprio output già dalla consegna successiva.


Questo post sta diventando più lungo del previsto. Spero di non essere andato troppo fuori tema e di essere riuscito a esprimere il mio punto di vista stimolando un nuovo confronto su questo delicato argomento.

Sono convinto che, sotto vari punti di vista, la machine translation apra nuove opportunità (non solo per i neofiti!), e chi pensa che stia rovinando il mercato dovrebbe per lo meno provare a prendere in considerazione altre prospettive.

Ma mi piacerebbe sentire anche il parere di chi è totalmente in disaccordo con me, quindi commentate liberamente e condividete questo post il più possibile!

 

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Diego Cresceri - Fondatore e CEO di Creative Words, non rinnega il passato ma non guarda mai indietro. Amante assoluto delle lingue è un inguaribile ottimista, e non vede l'ora di sapere cosa ci riserva il futuro.

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