BREVE STORIA DEGLI HASHTAG E QUALCHE CONSIGLIO D'USO

  • 12-lug-2017

BREVE STORIA DEGLI HASHTAG E QUALCHE CONSIGLIO D'USO

di Federica Fugazzotto

 

Parliamo di come sono nati gli hashtag e del modo migliore di usarli per evitare #epicfail

 

Magari vi piacciono talmente tanto che li usate anche quando scrivete la lista della spesa, magari invece vi fanno orrore; qualunque sia la vostra opinione sugli hashtag, la verità è che i cancelletti fanno ormai parte della comunicazione moderna. Ma come e quando sono nati? Ed è davvero così facile usarli? Ne parliamo in questo post.

 

Partiamo dalle origini.

Forse non tutti sanno che l’hashtag è stato inventato da un utente di Twitter della prima ora, Chris Messina. In un ormai storico tweet del 23 agosto 2007 Messina propose di utilizzare il simbolo # seguito da parole chiave. Nei giorni successivi Messina, sul suo blog, spiegò la sua intenzione di creare un Whisper Circle, un circolo dei sussurri, un mezzo per permettere agli utenti di districarsi tra i vari post e rintracciare facilmente argomenti specifici (forse, se avesse immaginato la portata della sua intuizione, Messina avrebbe scelto un nome diverso).

I vertici di Twitter però non rimasero particolarmente colpiti dall’idea e Messina decise di lasciar perdere e di non brevettarla nemmeno. Non si parlò più di cancelletti per diversi mesi, fino all’ottobre dello stesso anno, il 2007, quando San Diego venne colpita da una serie di incendi e un utente di Twitter, Nate Ritter, lanciò l’hashtag #sandiegofire per postare aggiornamenti sulla situazione. L’hashtag  di Ritter ebbe grande successo nella comunità di Twitter e sdoganò l’uso del cancelletto.

 

Da Twitter a Instagram, Facebook, Google+ e chi più ne ha più ne metta, il passo è stato breve.

Nati per facilitare la comunicazione tra gli utenti di Twitter interessati agli stessi argomenti, gli hashtag in soli dieci anni si sono diffusi a una velocità che è forse paragonabile solo a quella di emoji ed emoticon. D’altra parte le faccine sorridenti e gli hashtag hanno in comune l’immediatezza: una sola parola può riassumere un concetto.

 

Ma la comunicazione attraverso hashtag è davvero così immediata? In un divertente sketch del 2013 Jimmy Fallon e Justin Timberlake mettono in scena un botta e risposta a suon di hashtag, prendendo in giro la tendenza ad abusarne e mettendo bene in evidenza quanto vuota e ridicola rischia di diventare una comunicazione del genere.

 

In conclusione: hashtag sì o hashtag no? Come comportarsi con questi cancelletti? La risposta è, banalmente, in medio stat virtus. Gli hashtag possono essere un ottimo strumento per veicolare messaggi e in alcuni casi, come ad esempio le campagne social di aziende e brand, sarebbe controproducente pensare di escluderli. L’importante è prendere qualche accorgimento: innanzitutto, come abbiamo visto, non bisogna abusarne. L’ideale sarebbe scegliere pochi hashtag ma mirati, è una questione di equilibrio; le parole chiave devono essere poche e di comprensione immediata, è sempre meglio evitare hashtag troppo generici che renderanno il vostro post identico a mille altri ma anche hashtag troppo specifici che rischiano di non arrivare a tutti. Gli hashtag brevi, inoltre, sono da preferire a quelli troppo lunghi e dispersivi.

 

E se mentre scrivete un post vi viene il dubbio di star esagerando, vi consigliamo di prendervi un attimo per riguardare questo video.

 

 

 

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Federica Fugazzotto - Traduttrice editoriale dall’inglese e nerd a tempo pieno. Ama le storie più di ogni altra cosa al mondo ma non disdegna un buon bicchiere di vino rosso.

 

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