DALLE EMOTICON ALLE EMOJI: L'ASCESA DI UN NUOVO LINGUAGGIO?

  • 16-mag-2017

Dalle emoticon alle emoji: l’ascesa di un nuovo linguaggio?

di Federica Fugazzotto

 

Sono passati due anni da quando il professore di linguistica dell’Università di Bangor, Vyvyan Evans, ha definito le emoji “il linguaggio in più rapida crescita nel mondo”; una tendenza confermata anche dall’Oxford Dictionary che, proprio nel 2015, ha scelto come parola dell’anno la nota faccina che ride fino alle lacrime. Ed è di appena qualche mese fa la notizia che un’agenzia di traduzioni di Londra si è messa alla ricerca di un “traduttore di emoji”, il primo nella storia.

 

Che ci piacciano o meno, non possiamo negare che in pochissimo tempo emoticon e emoji si sono imposte nel nostro modo di comunicare. Ma qual è la differenza tra le une e le altre? E quali sono state le tappe di questa rapida ascesa?

 

Tutto comincia nel 1982 quando Scott Fahlman, ricercatore di informatica dell’Università Carnegie Mellon, si accorge che è difficile distinguere il tono scherzoso e l’umorismo nei messaggi digitali (all’epoca email scambiate tra pochi addetti ai lavori collegati attraverso una rete locale) e propone di inserire la sequenza di punteggiatura “:-)” dopo una battuta per eliminare definitivamente ogni ambiguità. Nascono così le emoticon, che una quindicina di anni dopo, grazie alla diffusione della posta elettronica e degli SMS, diventeranno parte integrante della comunicazione digitale.

 

Facciamo un salto spazio-temporale e passiamo dagli Stati Uniti degli anni ’80 al Giappone di fine anni ’90: la nota compagnia di telefonia mobile NTT DOCOMO sta lanciando i-mode, una piattaforma che consente di usufruire di servizi internet da telefonino, e al progetto lavora anche Shigetaka Kurita, oggi riconosciuto a buon diritto come l’inventore delle emoji. I caratteri disponibili per i messaggi di testo sono limitati e Kurita intuisce che utilizzando piccole immagini sarebbe più facile sintetizzare un pensiero o un sentimento. Il 22 febbraio 1999 la NTT DOCOMO presenta il primo set di 176 emoji; non si tratta più di una sequenza di segni di interpunzione, come nel caso delle emoticon, ma di icone di 12x12 pixel.

 

Emoticons

 

Benché nate sul finire del secolo scorso, per assistere alla vera e propria invasione delle emoji e alla progressiva diminuzione nell’uso delle emoticon bisogna aspettare il 2011, anno in cui vengono incluse nello standard dell’industria informatica Unicode e la Apple le rende disponibili sulla tastiera dell’iPhone. Da quel momento in poi l’ascesa è inarrestabile; i dispositivi Android seguono presto la scia di quelli della Apple e le emoji, sempre più numerose, si diffondono anche sui social network. Attualmente si calcola che ne esistano circa 2000 ma, considerata l’inarrestabile evoluzione degli ultimi anni, siamo sicuri che si tratta di un numero destinato a crescere ancora.

 

L’impatto, non solo linguistico ma anche culturale, delle emoji si è rivelato tale che nel 2016 il Museum of Modern Art di New York ha inserito nella sua collezione permanente il set creato da Shigetaka Kurita nel 1999, riconoscendo alle piccole icone di 12x12 pixel il grande valore di aver “piantato il seme che ha portato all’esplosiva crescita di un nuovo linguaggio visivo”.

E se lo dicono al MoMA, noi ci fidiamo.

 

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Federica Fugazzotto - Traduttrice editoriale dall’inglese e nerd a tempo pieno. Ama le storie più di ogni altra cosa al mondo ma non disdegna un buon bicchiere di vino rosso.

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