FORSE TI SERVE UN PO' DI COWORKING

  • 14-mar-2017

di Corinne McKay

traduzione di Sara Galluccio

Questo post è apparso originariamente su www.thoughtsontranslation.com ed è qui riprodotto per gentile concessione dell’autrice.

 

Al giorno d’oggi il concetto di condivisione sembra essere molto di moda (appartamenti in condivisione, viaggi in auto in condivisione e così via); quindi, dopo tre anni di ufficio in condivisione, ho pensato di appuntare alcune riflessioni e suggerimenti sul tema del coworking.

 

Circa tre anni fa, dopo dieci anni di lavoro da casa, ho raggiunto il limite. Mia figlia (la ragione principale per cui avevo deciso di lavorare da casa) aveva ormai iniziato le medie, molte delle mie amicizie che ai tempi lavoravano part-time o non lavoravano affatto erano tornate a lavorare full time, e io mi sentivo insoddisfatta e arrivavo a fine giornata con l’impressione di non aver combinato granchè. Andavo in cucina a prendere un bicchiere d’acqua e mi imbattevo in una pila di piatti da lavare. Mi arrivava una mail in cui mi chiedevano se potevo fare da accompagnatrice per la gita scolastica e finivo col sentirmi in colpa perché invece dovevo lavorare. Quindi mi sono resa conto che il problema non era il lavorare da casa, ma ero io più il fatto di lavorare da casa: era giunto il momento di cambiare qualcosa.

A distanza di tre anni posso riassumervi la mia esperienza in tre parole: quanto-mi-piace. Ad oggi non credo che tornerò mai a lavorare da casa in maniera permanente, anche se in estate – quando le scuole sono chiuse – lavoro soprattutto da casa. Il mio fatturato è aumentato parecchio: mi ero fissata l’obiettivo di compensare il costo dell’ufficio con un aumento dei profitti e ho superato le mie stesse aspettative. Mi rendo conto che ora sono molto più in grado di concentrarmi sul lavoro quando sono al lavoro, sono molto più soddisfatta della mia vita professionale e, quando torno a casa, riesco a concentrarmi molto meglio su ciò che non riguarda il lavoro, cosa che prima mi costava molta più fatica.

Per i primi due anni e mezzo di coworking ho lavorato in un vecchio edificio scolastico e gli altri coworker erano, per la maggior parte, nerd della parola di mezza età. Quando quel posto ha chiuso mi sono trasferita in un altro ufficio, che ha più l’aria di una startup tecnologica e dove sono una delle più vecchie; nonostante le evidenti differenze mi sono piaciuti entrambi gli ambienti, ognuno a suo modo. Nel primo coworking pagavo 350 dollari al mese e nel secondo ne pago 330, che comprendono scrivania personale, caffè, sala riunioni ecc. Lascio il monitor grande e la tastiera fissi in ufficio e porto con me avanti e indietro in bicicletta soltanto il laptop. In ufficio ci sono anche stampante e fotocopiatrice, per cui sono abbastanza a posto anche dal punto di vista delle attrezzature.

L’unico avvertimento che mi sentirei di dare è che per lavorare in un coworking dovete avere un alto livello di tolleranza al rumore, o essere disposti a indossare gli auricolari per intervalli di tempo piuttosto lunghi (io alterno le due cose). Tra chi è al telefono e chi chiacchiera con il vicino di scrivania, sembra sempre esserci un qualche tipo di conversazione in corso. Da un certo punto di vista non mi dispiace, ma è senz’altro un aspetto da tenere in considerazione.

Alcuni lettori mi hanno scritto che vorrebbero provare un’esperienza di coworking, ma non riescono a trovare un ufficio dalle loro parti. In quel caso si può pensare a una soluzione fai-da-te, lavorando da un bar dotato di wi-fi oppure dalla biblioteca quando si ha la necessità di uscire di casa. Un’altra possibilità interessante è quella di formare una specie di club di coworking: trovate un paio di freelance (ma anche una ventina… fate voi!), mettetevi d’accordo e incontratevi per lavorare insieme. Un giorno a settimana, uno al mese, o quando volete. Incontratevi in biblioteca o al bar, o a casa di qualcuno, o in uno spazio aperto al pubblico che possiate utilizzare gratuitamente.

Infine, non scartate l’idea di un coworking da adattare alle vostre necessità. L’estate scorsa mia figlia frequentava un campo estivo a Denver, a circa 40 minuti di auto da casa nostra. L’idea di dover fare avanti e indietro due volte al giorno o di accamparmi in un bar per sette ore non mi faceva certo fare i salti di gioia, quindi ho affittato una scrivania per una settimana a Creative Density, un allegro coworking di Denver (che ha addirittura le stanze suddivise per livello di rumore). Anche questa è una possibilità da tenere in considerazione!

 

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Se vuoi provare l'esperienza del coworking, contattaci e saremo felici di darti tutte le informazioni di cui hai bisogno!

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Sara Galluccio - Traduttrice editoriale dall’inglese e dallo spagnolo, lettrice instancabile, blogger in erba. Appassionata di viaggi, natura, sport, enogastronomia. Amante degli animali e nemicamica della tecnologia, odia perdere tempo e sogna l’avvento del teletrasporto. Vorrebbe un mondo meno arrogante e più rispettoso di tutti gli esseri viventi che lo popolano.

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