I MILLE VOLTI DI UN PROJECT MANAGER

  • 14-dic-2017

I MILLE VOLTI DI UN PROJECT MANAGER

di Diego Cresceri

 

Negli ultimi anni il settore dei servizi linguistici è cresciuto in maniera esponenziale e rapidissima.

Va da sé che, in un contesto in continuo mutamento, le figure professionali coinvolte hanno dovuto adattarsi alla situazione: i ruoli sono molto meno rigidi rispetto al passato, e per non rimanere indietro è stato necessario per tutti acquisire nuove competenze.

Il mondo della traduzione è popolato da moltissime figure diverse, ma i ruoli chiave sono tre: il traduttore (freelance o in-house) nel ruolo dell’artista, o del protagonista principale; il cliente (diretto o indiretto), che è il committente finale della traduzione, con la sua necessità di espandere i propri confini linguistici e professionali; e infine l’agenzia di traduzione, ossia l’intermediario che dirige e coordina l’intero processo con il contributo di diversi professionisti.

Il Project Manager lavora spesso – ma non sempre – all’interno delle agenzie.

Ma chi è costui? E di cosa parliamo veramente quando parliamo di project management?

In breve, il PM è colui (o colei!) che ha in mano la gestione dell’intero progetto, con annessi oneri e onori.

 

Un settore che cambia

C’era una volta in cui i PM erano poco più che semplici passacarte: tipicamente, ricevevano un testo da tradurre, lo esaminavano sulla base di alcuni parametri standard (tipologia di testo, combinazione linguistica, tariffa, data di consegna) e lo inoltravano alle varie figure coinvolte (traduttore, revisore, proofreader); al termine di questo processo, si occupavano di inviare al cliente il lavoro finito. Al giorno d’oggi, però, tutto questo è preistoria: le innovazioni degli ultimi anni hanno rivoluzionato da cima a fondo il concetto stesso di project management.

Il mondo reale, ormai, avanza quasi alla stessa velocità di quello virtuale e le nuove tecnologie sembrano aver abbattuto qualsiasi barriera: tutto sembra possibile e alla portata di tutti. In questo tsunami quotidiano i PM, per restare a galla, devono sviluppare abilità sempre nuove e diverse: è questione di sopravvivenza. Più riescono a specializzarsi ad alto livello, più il loro ruolo diventerà essenziale nel garantire la buona riuscita qualitativa di un progetto e, di conseguenza, la soddisfazione del cliente.

Il diplomatico
Al giorno d’oggi i PM svolgono innanzitutto il ruolo di diplomatico: devono quindi essere in grado di comunicare in maniera corretta, e in inglese per la maggior parte del tempo. Spesso sono l’unico punto di contatto fra cliente, traduttore, revisore, specialista della materia, ufficio contabilità e così via. Devono quindi stare molto attenti a quello che scrivono ma, soprattutto, a come lo scrivono: tenendo presente che nella maggior parte dei casi il rapporto si svolgerà (quasi) esclusivamente per iscritto, dovranno fare in modo di produrre comunicazioni sempre trasparenti e con un tono adeguato al destinatario.

Il mediatore

Un bravo PM sa di dover mediare costantemente (anche con se stesso!) per riuscire a mantenere buoni rapporti sia con il cliente che con i traduttori. In alcuni casi, quindi, dovrà saper difendere le proprie posizioni, mentre in altri dovrà calarsi nel ruolo del narratore per far comprendere a tutte le figure coinvolte il punto di vista della controparte.

Lo psicanalista

I PM di oggi, quindi, sono anche degli psicanalisti che devono analizzare attentamente la situazione sotto tutti i punti di vista. Innanzitutto quello pratico: la tipologia testuale, il CAT richiesto, il tempo a disposizione, il budget e tutti gli eventuali inconvenienti che potrebbero emergere in corso d’opera. Al termine di questa prima analisi gli sarà chiaro lo scopo del progetto e come raggiungerlo. Ma è proprio qui che si vede la differenza tra un PM normale e un fuoriclasse. I veri professionisti devono sapersi mettere nei panni del cliente ma anche in quelli del fornitore e studiarne i rispettivi caratteri, senza neppure conoscerli di persona e addirittura trovandosi spesso dall’altra parte del mondo. Tastano il terreno per capire quanto possono sbilanciarsi: un rapporto informale, che può includere una telefonata o qualche emoticon in un’email, può alleggerire i toni e cementare i rapporti con persone più empatiche, mentre con personalità più rigide possono risultare più efficaci e rassicuranti messaggi brevi e con pochi fronzoli.

 

Grazie alle innumerevoli opportunità che offre il lavoro da remoto, il PM spesso lavora con freelance in varie parti del mondo e immersi nella loro vita quotidiana, con tutti i problemi e le frustrazioni che ne derivano. In molti casi, i traduttori hanno bisogno di interfacciarsi con i loro PM per sciogliere un dubbio o anche solo fare quattro chiacchiere: il PM ascolta, suggerisce possibili soluzioni (a volte anche solo stando ad ascoltare) e guida la conversazione, spesso telefonica, verso la fine, esattamente come uno psicologo, dopo un’ora, conclude la seduta.

Quello del PM, dunque, è un ruolo che ne include molti altri, alcuni ben definiti e altri indefinibili. Non esiste un giorno uguale all’altro: i PM sono costantemente sotto stress, cosa che, d’altro canto, può spingerli a superare i propri limiti ogni giorno – come professionisti ma anche come esseri umani. Possono guardare avanti, reinventare se stessi e il proprio lavoro: decidere se rivoluzionare, standardizzare o automatizzare i processi sulla base delle specifiche esigenze del momento.

In breve, il lavoro dei PM è lo specchio di un settore in continua trasformazione.

 

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Diego Cresceri - Fondatore e CEO di Creative Words, non rinnega il passato ma non guarda mai indietro. Amante assoluto delle lingue è un inguaribile ottimista, e non vede l'ora di sapere cosa ci riserva il futuro.

 

 

 

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