PERCHÉ DEVI ASSOLUTAMENTE ESSERE SU LINKEDIN

  • 13-apr-2018

PERCHÉ DEVI ASSOLUTAMENTE ESSERE SU LINKEDIN

di Lavinia Tomasinelli

 

Sicuramente avrete provato a cercare il vostro nome e cognome su Google: non vergognatevene, l’abbiamo fatto tutti. Se avete fatto questo esperimento, e non siete così famosi da avere una pagina personale su Wikipedia, molto probabilmente il primo risultato sarà stato il vostro tristissimo profilo LinkedIn.

 

Per questo, e per altri più nobili motivi, durante il Freelance Day 2018 a Torino ho deciso di partecipare all’intervento dal titolo Perché devi assolutamente essere su LinkedIn?, a cura di Mirko Saini. La risposta arriva quasi subito: in una società dove ogni scelta è comunicazione, anche la decisione di non essere su LinkedIn è comunque un messaggio implicito ai vostri potenziali clienti, e forse non il messaggio giusto. Insomma, se ci sono tutti i vostri concorrenti, dovete esserci anche voi.

 

Nell’immaginario comune LinkedIn è “il social network per trovare lavoro: un gigantesco database di curriculum da tutto il mondo, o forse il posto dove scoprire che fine ha fatto la compagna di banco delle elementari o scorrere con ammirazione la carriera di una persona di successo. In poche parole, un sito pieno di insidie per la propria autostima. Saini demolisce, nel corso del suo intervento, tutte queste convinzioni: LinkedIn non è soltanto la vetrina in cui esporre i propri traguardi, ma un modo di far sentire la propria presenza sul mercato, creare una rete di collegamenti con professionisti del proprio settore e proporre alternative e soluzioni alle possibili necessità del cliente.

 

Ma come distinguersi in un social così vasto ed essere competitivi? Secondo Saini bastano pochi, ma fondamentali accorgimenti: innanzitutto, anche se per alcuni potrebbe essere motivo di orgoglio, è fortemente consigliato rimuovere l’indicazione “freelance” dal proprio profilo. Il cliente medio, infatti, percepisce questa dicitura come il riassunto di due informazioni che non vorremmo mai vedere accostate al nostro nome, ovvero: è inesperto e mi costerà poco. Anche se dava al vostro account quel tocco di intraprendenza da spirito libero, correte subito a eliminarla: l’ho fatto anch’io.

La piattaforma offre la possibilità di inserire un headline in cui spiegare, in pochissime parole, cosa sappiamo e possiamo fare. È fondamentale essere precisi e specifici per arrivare a colpo sicuro al nostro target di riferimento. Basteranno pochi termini mirati per essere esaustivi: su LinkedIn il nostro headline corrisponde al nostro biglietto da visita.

Un altro dettaglio da non sottovalutare è la foto che scegliamo. È l’unica possibilità che abbiamo di presentarci al nostro visitatore: dobbiamo mostrarci credibili, sicuri e trasmettere empatia con una sola immagine. Da scartare quindi le foto che ci ritraggono di spalle, quelle dove indossiamo occhiali da sole, via anche quella foto in cui siamo venuti particolarmente bene in discoteca o dove il cane ci copre la metà del viso. Abbiamo solo un’opportunità, non sprechiamola: per tutto il resto ci sono le stories su Instagram.

E quale registro dobbiamo usare quando ci presentiamo su LinkedIn? È sempre preferibile utilizzare un linguaggio diretto, semplice e informale. Anche se non conoscete il vostro cliente, non abbiate paura di dargli del tu quando lo invitate a contattarvi alla fine del vostro summary. È un metodo efficace per creare complicità e accorciare le distanze.

Infine, trovate il vostro punto di forza, l’elemento che vi contraddistingue e rendetevi insostituibili nel vostro ambito. Facile a dirsi, vero?

 

Alla fine dell’intervento mi sono resa conto di quanto il mio profilo fosse drammaticamente inadeguato allo scopo per cui l’avevo creato. Forse è per quello che nella mia inbox ricevo solo auguri di compleanno da persone che neanche mi conoscono e persino un annuncio per la vendita di un aspirapolvere a domicilio. Qualcosa, per forza, doveva essere andato storto.

 

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Lavinia Tomasinelli – Da piccola aspettava la lettera per Hogwarts, ma dopo aver capito di essere soltanto una Babbana si è laureata in lingue. Traduce dall'inglese e dal francese e, dopo qualche birra, anche dallo spagnolo. Cinofila e cinefila, adora le serie tv, la voce che annuncia i treni nelle stazioni straniere, leggere biografie su Wikipedia e guardare fuori dal finestrino.

 

 

 

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