PERCHÉ NON VOGLIO LAVORARE CON (ALCUNI) FREELANCE

  • 4-apr-2018

PERCHÉ NON VOGLIO LAVORARE CON (ALCUNI) FREELANCE

di Diego Cresceri

 

Qualche giorno fa sono incappato nel post di un traduttore che spiegava i motivi per cui non avrebbe (più) accettato di collaborare con alcune agenzie di traduzione.

Idea condivisibile senza dubbio: trovo sia giusto non sprecare tempo ed energie con chi evidentemente non è mosso da buone intenzioni. Le sue parole mi hanno spinto a tornare su una riflessione che ho anche io fatto più volte sul perché, come titolare di agenzia, non ho (più) intenzione di lavorare con alcuni traduttori.

 

Il mio pensiero era nato già qualche tempo fa, dopo aver postato un annuncio su alcuni gruppi facebook per traduttori: ero alla ricerca di freelance che volessero collaborare a un grosso progetto che stava prendendo forma proprio in quei giorni e, con mia sorpresa, una semplice offerta di lavoro fatta con le migliori intenzioni – e che nel tempo ha dato vita a collaborazioni durature e soddisfacenti da entrambe le parti – ha dato vita in alcuni casi a lunghe polemiche nate da mere supposizioni senza alcun fondamento. Traduttori o sedicenti tali che non mi conoscono né hanno mai lavorato direttamente con la mia agenzia si sono presi la briga di “allertare” altri traduttori, a loro avviso meno esperti, insinuando che il mio annuncio avesse qualcosa di losco e che provenisse da una persona o agenzia poco affidabile.

 

Naturalmente episodi del genere sono all’ordine del giorno e non è raro, frequentando gruppi che riuniscono professionisti del nostro settore, imbattersi nei soliti noti che hanno sposato la causa della “difesa del traduttore a tutti i costi” e la cui principale attività sembra essere, anziché tradurre, screditare alla cieca il lavoro altrui.
 

Sempre più spesso si tende a dimenticare che i social non sono il bar sotto casa e che i messaggi che mandiamo non sono limitati ai pochi interlocutori che magari ci rispondono in quel momento: il nostro pubblico è infinitamente più ampio e include colleghi, studenti ma anche – e soprattutto – potenziali clienti. E, cosa ancora più importante, quel che scriviamo, se non eliminato in un secondo momento, resta online virtualmente in eterno come una traccia pressoché indelebile del nostro pensiero.

 

Quindi, da cliente che sceglie con attenzione e consapevolezza i propri fornitori, vi spiego perché non ho intenzione di dare lavoro – e denaro – a chi rientra in una (o più, in alcuni casi particolarmente illuminati) delle seguenti tipologie di traduttore:

 

  1. Il Diffidente:

Si pone aprioristicamente sulla difensiva, anche se non conosce per esperienza diretta l’agenzia né ne ha mai sentito parlare da altri. Il suo cavallo di battaglia è che lui (lei) “non si fa fregare tanto facilmente”. Benissimo, ma magari non sono qui per fregarti o per sfruttarti, sono qui per offrirti un lavoro pagato con puntualità e secondo le tariffe di mercato. Se inizi dandomi del truffatore e diffamandomi in pubblico senza ragione non sei sulla buona strada.

 

  1. Il Polemico:

Cugino del Diffidente, il Polemico va oltre: nel manifestare la sua diffidenza non manca di esprimersi con toni acidi e fomentare il disprezzo verso il malcapitato destinatario delle sue invettive. Aizza gli altri utenti e mette in luce potenziali mancanze o difetti dell’annuncio o dell’agenzia, spesso senza avere prove certe di quel che sta dicendo. Assimilabile per molti versi ai troll che infestano le pagine social di attività, quotidiani e personaggi di vario genere.

 

  1. Lo Sciatto:

Uscendo dall’ambito prettamente social, lo Sciatto si distingue per la poca cura che mette nel mandare la sua candidatura. Ne avevamo già parlato qui: se mi mandi una mail scrivendo “in allegato il cv” e non lo alleghi, o alleghi quello sbagliato, oppure mandi una mail senza oggetto o senza riferimenti specifici all’annuncio, o mi scrivi da pippopaperino@topolinia.com, senza curarti di creare un indirizzo email un po’ più professionale per la corrispondenza di lavoro, magari sei bravissimo, ma di certo non dai l’impressione di essere molto professionale.

 

  1. Il Disattento:

Meno indisponente dello Sciatto, al Disattento basterebbe un piccolo sforzo in più per mandare una candidatura magari apprezzabile, ma – forse per pigrizia, forse per distrazione – non si decide a fare uno sforzo ulteriore. Ed ecco che, dunque, invia candidature senza specificare per che ruolo, non fornisce le informazioni esplicitamente richieste nell’annuncio, manda un’unica mail in cc a innumerevoli destinatari finendo per dimostrare scarso interesse nei confronti del singolo interlocutore e contribuendo inoltre a una spiacevole divulgazione di dati.

 

  1. Il Non-collaborativo:

Il Non-collaborativo, spesso imparentato con il Diffidente, dice di no a priori: no al test, no al firmare un non-disclosure-agreement prima di iniziare un lavoro magari particolarmente delicato, e via dicendo. Qualsiasi richiesta esuli da una normale commessa di traduzione viene rifiutata categoricamente e presa di petto come se fosse una fregatura da evitare a tutti i costi. Ma chi gli spiega che, anche se sei un traduttore bravissimo, esperto e affermato, potresti non andare bene per un determinato tipo di lavoro o di testo, o per gli standard di un determinato cliente? E chi gli spiega che la firma di un accordo di non divulgazione non obbliga ad accettare un lavoro né determinate tariffe ma obbliga soltanto il traduttore a non diffondere a terzi i contenuti di cui potrebbe venire a conoscenza nello svolgimento di un lavoro? Il sillogismo è semplice: no NDA --> no file su cui lavorare.

 

Fortunatamente la maggior parte dei traduttori con cui sono entrato in contatto non rientravano in queste categorie, ma spero che questo post possa essere da spunto per riflettere sul vostro modo di porvi e smussare qualche spigolo, se necessario.

Buon lavoro!

 

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Diego Cresceri - Fondatore e CEO di Creative Words, non rinnega il passato ma non guarda mai indietro. Amante assoluto delle lingue, è un inguaribile ottimista e non vede l'ora di sapere cosa ci riserva il futuro.

 

 

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