RACCONTI / 1: LE GIORNATE DELLA TRADUZIONE LETTERARIA 2017

  • 3-ott-2017

RACCONTI / 1: LE GIORNATE DELLA TRADUZIONE LETTERARIA 2017

di Sara Galluccio

 

Si è appena conclusa la XV edizione delle Giornate della Traduzione Letteraria, la prima a Roma dopo tanti anni a Urbino. Per “appena conclusa” intendo dire che sto scrivendo dal treno che mi riporta a Genova, dopo gli ultimi due seminari di stamattina e una tre giorni – come si dice in questi casi – breve ma intensa.

Come da tradizione l’evento, ideato e organizzato da Ilide Carmignani e Stefano Arduini, ha visto – oltre a tavole rotonde e premiazioni – l’avvicendarsi di incontri, seminari e laboratori tenuti da alcuni dei più grandi nomi della traduzione e dell’editoria italiana.

Fra il pubblico erano presenti traduttori (ma soprattutto traduttrici!) di quasi ogni fascia di età e livello di esperienza; il programma, quindi, prevedeva sia seminari pensati per i principianti sia tavole rotonde più tecniche e laboratori specifici, come sempre aperti a tutti ma forse più fruibili da chi ha già un certo grado di consapevolezza traduttiva alle spalle.

Non vorrei però fare un semplice elenco degli argomenti trattati – quello potrete comunque trovarlo nel programma ufficiale, che vi invito ad andare a vedere in caso ve lo foste perso – quanto offrirvi un breve resoconto delle emozioni e impressioni che ho percepito nel mio secondo anno di partecipazione a questo evento.


È cambiato il contesto, dicevo: da una Urbino piccola e raccolta, abbastanza difficile da raggiungere ma molto semplice da vivere, che favoriva la socialità e l’incontro anche al termine di giornate definite da più di una voce “positivamente estenuanti”, a Roma caput mundi, ben collegata al resto d’Italia ma forse un po’ più complessa da vivere e indubbiamente più dispersiva al di fuori delle mura del Casale San Pio V, sede delle GdT 2017.

 

Una cosa, però, ho trovato immutata e ben evidente: l’atmosfera di festa, la voglia di rincontrare colleghi e amici solitamente sparsi in giro per l’Italia insieme al piacere di poter associare un volto e una voce a chi fino a poco prima – in questi anni “social” in cui sempre più spesso si stringono amicizie molto tempo prima di avere la possibilità di stringersi fisicamente la mano o guardarsi negli occhi – era nella nostra testa una figura quasi incorporea.

E poi i sorrisi sui volti di tutti: da quelli più emozionati e incerti degli esordienti, che hanno finalmente la possibilità di incontrare i grandi traduttori le cui parole hanno letto con ammirazione su tante pagine, a quelli che esplodono spontanei sul volto di chi incrocia inaspettatamente un amico che non vedeva da tempo.

 

Chi lavora per la maggior parte del tempo in solitudine matura una voglia di socialità più spiccata, che acuisce il desiderio di confronto e di scambio e che in queste occasioni emerge in tutta la sua urgenza ed entusiasmo. Nei momenti di pausa il chiacchiericcio è fitto e incessante, così come – nel percorrere anche solo pochi metri – sono frequenti le soste per saluti e convenevoli. Innumerevoli i discorsi lasciati a metà e riallacciati a più riprese, ma sempre molto alta la soglia di attenzione quando si ricomincia a fare sul serio e si tratta di ascoltare e interagire con i relatori.


Questa vivace full-immersion, insomma, ci ha lasciati ancora una volta stanchi ma appagati, mai sazi dell’atmosfera un po’ magica che si crea sin dai primi momenti e che fortunatamente non si dissolve tanto in fretta. Ci portiamo a casa l’entusiasmo e la carica di questi giorni, segno che per la maggior parte di noi quello del traduttore non è solo un lavoro ma una vera e propria passione.

 

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Sara Galluccio - Traduttrice editoriale dall’inglese e dallo spagnolo, lettrice instancabile, blogger per caso. Appassionata di viaggi, natura, sport, enogastronomia. Amante degli animali e nemicamica della tecnologia, odia perdere tempo e sogna l’avvento del teletrasporto. Vorrebbe un mondo meno arrogante e più rispettoso di tutti gli esseri viventi che lo popolano.

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